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“I social hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli”

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Questa è la dura sentenza del noto scrittore Umberto Eco, che frequentò tra l’altro il Liceo Classico del nostro Istituto. Il suo pensiero è condiviso da molti: in effetti i “nativi digitali” si sentono ripetere le solite raccomandazioni, le solite opinioni ormai passivamente condivise da tutti, che denotano (o meglio, ormai hanno denotato e tutt’ora rafforzano) la negatività e gli aspetti sfavorevoli dei social. Ma, in fondo, il problema forse non è nei social stessi (che in realtà non sono altro che siti Internet tramite i quali gruppi di utenti posso scambiare informazioni, messaggi e media) bensì proprio in chi ne fa uso: starà a noi decidere quali informazioni divulgare e in che modo farlo, piuttosto che scegliere quali seguire e prendere per veritiere o corrette. Ciò che però porta molti a pensare siano dannosi al di là di questo ragionamento è il fatto che, ogni giorno, le informazioni che dovremmo valutare ci si propinano in svariatissime modalità, non dandoci praticamente la…

La parola del giorno: rispetto

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Siamo spesso bombardati da modelli culturali e sociali fuorvianti, per cui il rispetto viene molte volte svuotato del suo significato: "rispetto" ha assunto un connotato sempre più “demagogico”, con tutte le contraddizioni laceranti e le ipocrisie che ne derivano. Nella società contemporanea, in cui vengono posti sempre più al centro dell'attenzione gli interessi dell'Io e dell'individuo, il rispetto, da una parte, ha visto accrescere il suo valore genuino, dall'altra, questo valore, in nome della libertà e della autoaffermazione della persona, si confonde con una forma di egoismo e di isolamento. Così il valore del rispetto altro non è che un trampolino di lancio verso nuove forme di individualismo, un valore che, preso nella sua assolutezza, rischia di creare inedite vie di discriminazione e di isolamento. In questa tendenza negativa ci viene in aiuto l'etimologia del termine qui preso in esame, “respectus”, “guardare indietro”, “prendersi cura di” e d…

Non sei normale

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Che siamo tutti uguali ce lo ripetono ogni giorno e probabilmente è normale avere la sensazione di essere... normali appunto. Sbagliato. Tu sei strano. Cominciamo dal fatto che ti trovi (molto probabilmente) in Italia: la maggior parte delle persone vive concentrata in Oriente, soprattutto nelle megalopoli cinesi e indiane. Ah, dimenticavo, la maggior parte degli uomini vive nel Terzo Mondo e guadagna meno di 10$ al giorno. E queste cose io le so solo perché sono strano. Infatti il 60% delle persone non ha un accesso a Internet (e probabilmente il 99% di chi vi ha accesso non cerca statistiche per un articolo sul giornale scolastico, ma questa è una mia ipotesi). La maggior parte della popolazione globale ha meno di trent'anni, quindi rientri ancora nella media, ma l'età più comune da avere è comunque 0 anni. Sei di febbraio? Weirdo. I mesi più quotati per le nascite sono agosto e settembre, quindi sei strano, caro Andrea (non so come ti chiami ma questo è il nome più diffuso…

Metti via quel cellulare

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Quante volte ci è stata ripetuta questa frase? Quante volte siamo stati definiti una generazione “schiava”, influenzata e influenzabile dal mondo virtuale? Quante volte studi, ricerche, inchieste ci hanno dipinti come asociali e apatici, logorati dall’uso dei nuovi mezzi di comunicazione? Molte, moltissime, forse troppe. Siamo davvero una generazione “bruciata”, così diversa dalle precedenti, così a rischio? Senza negare la potenziale minaccia di un uso sconsiderato dei mass media, riteniamo che questi non debbano essere identificati come sola causa di tutte le problematiche giovanili, ragionamento che comporterebbe una pericolosa minimizzazione delle difficoltà cui si va incontro nel passaggio dalla fanciullezza alla maturità. Negli ultimi anni infatti, parallelamente allo sviluppo di nuove tecnologie, è cresciuto in modo smisurato il numero di persone che non solo attribuiscono ai media la responsabilità di problematiche strettamente legate alla crescita e alla maturazione di un in…

Il primo debate del Saluzzo-Plana

Il "debate" (dibattito) è un'accattivante, originale metodologia didattica affermata da tempo nel mondo anglosassone. Nel debate, più squadre di studenti devono affrontarsi in un botta e risposta, davanti ad una giuria, su temi di attualità, cittadinanza e vivere civile. Vince la squadra che, ovviamente, riesce ad essere più convincente entro un determinato lasso di tempo.

Per la prima volta ha partecipato anche il Saluzzo-Plana, il prof. Ponzano ha seguito la nostra squadra nelle settimane precedenti la competizione, selezionandola e poi preparandola. La prima squadra del Saluzzo-Plana è stata composta da Evelyn Stolfi della 5BE, Sofia Ferrua, Irene Adrignola e Jara Zangirolami della 5AS. Ecco le loro opinioni e sensazioni:

Evelyn: è stata un'esperienza emozionante e ci siamo fatte travolgere. Sono felice di aver colto l'occasione essendo riservata agli studenti del liceo. Il topic mi è molto piaciuto, ci chiedeva di argomentare a favore o contro alla possibilità…

Insegnanti o maestri di vita?

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La società, fin troppo confusa, rischia di fraintendere il ruolo di professore.


L’epoca della tecnologia del coinvolgimento e delle novità si appropria della vita di chiunque, costringendo a prendere iniziative e decisioni spesso superiori ai propri presupposti. Ogni giorno si ripropongono temi differenti, anche difficili da affrontare, che presuppongono una certa conoscenza tanto del mondo attuale quanto della nostra percezione di questo. Segnalare ai ragazzi l’importanza di una partecipazione è senza dubbio compito anche degli insegnanti, eppure spesso questa mansione viene tradotta in chiave sbagliata. 
Frequentemente il docente risente di questa attribuzione, considerandola solo una perdita di tempo, una scusa che tolga minuti preziosi a ore di lezione. Altre volte l’idea di impartire un “insegnamento di vita” si trasmette sotto forma di imposizione. Altre volte ancora si rischia di confondere l’attività di educare, oltre a quella di trasmettere informazioni (compiti primi del doce…

La libertà

1)IL BALLO DEGLI AMANTI
Libertà d'amare

Lasciamo che questi tramonti di neve
scandiscano il grafico dell'anima
se anche il colore del ricordo più lieve
è sbiadito dal riflesso d'una lacrima

e di lacrime saremo fradici e impregnati
finchè il pianto sarà la nostra fiumana
io e te, un palinsesto di alibi dannati
la razza dorata nell'etere d'una fiera americana.

Cosa trattenemmo di quella vertigine di luce?
Biglietti, telefonate, treni e intenti
il ballo degli amanti ci sembrava salvifico

consumati come candele dal bagliore magnifico
come rami piegati dal freddo dei loro lamenti.
Orfeo si cerca mentre Euridice lo seduce.


2) AL PORTO DI VANCOUVER
Libertà di vivere

La pulsione del tramonto li invitava
a nuove e più calde nozze con la notte
sul pacifico i marinai studiavano le rotte
istruiti dalla bellezza, la marea s’alzava.

Su di loro vegliavano mille noti grattacieli
trapunti di finestre così simili alle stelle
prigionieri mesti della loro umana pelle
brindavano ad un’…