Sognatori con i piedi per terra

“Tutti gli uomini sono uguali”. Questo è il concetto di autorevoli testi legislativi, che, però, non sono rispettati sempre e dappertutto. Razzismo, omofobia, guerra, rappresentano alcune situazioni in cui la base dell’uguaglianza e la parità dei diritti tra gli uomini vengono violati.  Il tragitto della battaglia per i diritti umani s’interseca nella storia tracciando un profondo ritratto di ciò che siamo: un’umanità divisa da giochi di potere. Ma è proprio a causa di queste divisioni, nell’eterno alternarsi tra bene e male, che l’uomo trova il coraggio di dissentire, ribellarsi, allearsi, riorganizzarsi ed ergersi contro gli oppressori, dando un nuovo volto agli eventi.  I conflitti, l’ingiustizia e le disuguaglianze sono e sono state il movente di straordinarie azioni da parte di uomini comuni, capaci di ribaltare le sorti, diventando piccoli grandi eroi.  Per quanto sia diversa la visione del mondo di ciascuno di noi, desideriamo più di ogni cosa migliorarci. La battaglia per i diritti umani è la prova di questo impulso.  Dovunque ci sono uomini, ci sono diversità di opinioni e disparità di sentimenti ad accompagnarli. Fino al punto che un accordo perfetto non esiste. E non fra tutti o fra tanti, ma nemmeno fra pochi, fra due.  Assistendo, internamente o esternamente, alle guerre passate, quelle in corso oggi e quelle che si cercano di nascondere, è impossibile pensare che quello del pieno raggiungimento dei diritti umani sia un progetto, piuttosto un sogno.  Figure guerrafondaie hanno governato il nostro pianeta
per secoli, non arrendendosi nei loro malvagi intenti, nemmeno adesso. Inscenando il ruolo degli antagonisti ci hanno sviato verso la strada dei pregiudizi, del disaccordo e della sminuizione del “diverso”, i cui sinonimi sono diventati: “strano”, “contro natura”, “parassita”, “da eliminare”, “inferiore”.  E la cosiddetta “diversità” ha scatenato le più disastrose catastrofi.  La Seconda Guerra Mondiale è stata macchiata dalla morte di 6 milioni di persone considerate “diverse”, il cui sangue ha tinto la tirannia della dittatura; lasciando un esempio, facendo da eco, ai governanti di oggi, che, per motivi politici, economici, etnici e religiosi, seminano guerre di cui nessuno si accorge.   E solo quando il puzzle di quest’odio universale sarà completato, ci renderemo conto degli errori commessi. E gli sforzi che alcune determinate persone hanno fatto per ottenere i propri diritti, saranno inutili e sprecati.  Uno degli sbagli che facciamo è voler generalizzare: tenere conto di due colori, senza considerarne le possibili sfumature. O anzi, considerandole spregevoli.  Dovremmo godere della varietà di etnie, religioni, tradizioni e orientamenti. Se la nostra esistenza non fosse privilegiata da queste ultime, sprofonderemmo nella monotonia.  E la triste verità è che quando diciamo: “Quello è nero, stiamogli lontano… quello è musulmano, stiamogli lontano… quello è gay, stiamogli lontano…” lo facciamo per paura. Preferiamo voltarci altrove, piuttosto che convivere con le novità.  Ma l’amore nasce tra persone, non tra sessi o colori della pelle. E finché si proverà più scandalo nel vedere due uomini che si baciano, piuttosto che due uomini che si ammazzano, ci sarà sempre qualcosa da rivalutare nel nostro sistema…  I pregiudizi, gli stereotipi e i luoghi comuni portano solo a un totale isolamento da ciò che ci circonda, poiché niente e nessuno ci sembra alla nostra altezza.  “Tutti gli uomini sono uguali?”. “No”. Ma proprio questo ci rende meravigliosi e unici nel nostro genere; e dovremmo avere gli stessi diritti, imparando ad apprezzarci per come siamo, senza sottoporci reciprocamente a pressioni psicologiche.  Questo principio purtroppo non viene condiviso comunemente, ma i tanti sognatori coi piedi per terra che sostengono ostinatamente il contrario, perseguendo la speranza, saranno d’accordo con il fatto che, inevitabilmente, incontrastabilmente, in un modo o nell’altro…  la pace ha trionfato, trionfa e trionferà!                                                                                                                                  Rahel Bellarosa