LA LINGUA DELL'ANIMA


L'imperatore e filosofo Marco Aurelio era solito scrivere le sue riflessioni in lingua greca benché egli fosse romano poiché, come afferma l'imperatore in persona in un suo pensiero, “il greco è la lingua che meglio descrive le sfumature dell'anima, l'unica grazie alla quale posso esprimere i pensieri più profondi”.
La grammatica greca è un mezzo molto importante attraverso il quale è possibile studiare e comprendere la civiltà e la mentalità in Grecia ai tempi delle poleis e durante l'Ellenismo. Inoltre il greco è da sempre “fonte di neologismi”, in quanto per denominare nuove scoperte in campo filosofico-scientifico si ricorre alla radice di termini che derivano dal greco antico. Ad esempio nel 1668 lo studioso riguardo i motivi della depressione Johannes Hofer coniò il termine “nostalgia”, cioè “la sofferenza provocata da desiderio non realizzabile di ritorno”. Nostalgia è un vocabolo composto da due termini di matrice greca: nòstos (viaggio di ritorno) e àlgos (sofferenza).
Le strutture grammaticali greche riflettono il modo in cui le persone concepivano la realtà. Ne è un esempio il tempo perfetto, che in greco indica un'azione del passato le cui conseguenze ricadono sul presente e sono meritevoli di attenzione. I Greci antichi quindi non erano interessati al momento in cui avviene un fatto, ma al modo e ai suoi effetti sul presente. Nella grammatica greca infatti l'aspetto di un tempo verbale è più importante di un riferimento temporale.
Molto interessante è anche la concezione di futuro per il popolo dell'Ellade, deducibile attraverso strutture grammaticali. Innanzitutto non si parla di aspetto per il futuro e per esprimere ciò che si intende fare o che si è in procinto di fare si ricorre al verbo mèllo, indicativo presente. Secondo gli Elleni infatti il futuro deve essere costruito con volontà e coraggio nel presente poiché neanche l'eroe più valoroso ottiene qualcosa senza sforzi e fatica.
Insieme a poche lingue, il greco presenta l'ottativo, cioè il modo del desiderio (dal verbo latino “opto”, desiderare). Nella cultura greca al desiderio è conferita molta importanza.
La lingua greca è molto precisa e in grado di cogliere tutte le sfumature di una parola, dandole una precisa connotazione. Troviamo un esempio già con Omero, o chi per lui, nell' Iliade, in cui vengono adoperati quattro diversi vocaboli per descrivere il medesimo sentimento, l'ira: mènis quando si allude ad un sentimento radicato nell'anima e ponderato nei suoi effetti, chòlos che indica l'aversione viscerale verso un individuo, orgè per parlare di uno scoppio repentino di rabbia e infine kòtos, termine riferito alle implacabili inimicizie covate dagli dei.
La lingua greca coglie tutti gli aspetti di un concetto, perciò lo studio di questa lingua abitua a ricercare le tante realtà nella realtà, nella quale è necessario scavare fino alle profondità se si vuole ricavarne l'essenza.
Il greco è poi il miglior esercizio di logica che esista poiché, pur avendo una grammatica piuttosto libera, implica ragionamento e precisione e non solo un accurato studio delle regole, infatti Virginia Wolf scrisse: “Il greco è contro la vaghezza e la confusione, contro la peste del linguaggio”.

                                                                                                                                    Riccardo Maggi