Bullismo: cos’è realmente?


Bullismo, una parola estremamente attuale, ormai sulla bocca di tutti, che sempre più sentiamo pronunciare. Ma sappiamo realmente cosa sia? Ci risulta sempre facile distinguere semplici scherzi da atti di questo tipo?

Per chiarirci le idee al riguardo, abbiamo fatto alcune domande ad una esperta in materia, la dottoressa Monica Sciamè.
·         “Buongiorno dottoressa. Innanzitutto, che cosa si considera bullismo? Potrebbe fornircene una definizione?”
“Il bullismo è il ripetersi di comportamenti diretti o indiretti finalizzati a prevaricare un soggetto con l'intenzione di nuocere attraverso l'uso della forza fisica o della prevaricazione psicologica.”

·        “Spesso, quando si parla di bullismo, si tende a focalizzare l’attenzione sulla vittima. Ma cosa spinge un bullo ad essere tale?”
“Il bullo è un soggetto che utilizza un modello di reazione aggressiva associato a facile irritabilità, impulsività e difficoltà a tollerare la frustrazione; è manipolativo e ha un forte bisogno di dominare l'altro con la prepotenza. Èpoco empatico, manca di compassione e con gli adulti è spesso oppositivo; ha un'opinione di sé positiva e la sua autostima è nella media. Precocemente prende parte ad atti di vandalismo, furto e comportamenti antisociali. Spesso il suo contesto familiare e relazionale non è stato di sostegno ad una crescita emotiva equilibrata e ciò può aver generato vissuti rabbiosi e di inadeguatezza che si sono poi sviluppati in condotte aggressive e di prevaricazione.”

·        “Quali sono le conseguenze del bullismo, dal punto di vista psicologico?”
“Il bullismo può avere conseguenze psicologiche sia per la vittima che per il bullo. La vittima può manifestare eccessiva insicurezza e difficoltà ad esprimere i suoi bisogni; inoltre può esprimere un atteggiamento negativo verso la violenza e una bassa autostima, che peggiora con il protrarsi delle violenze. Il bullo manifesta un bisogno di potere e un'ostilità verso l'ambiente dei coetanei e degli adulti. Inoltre manifesta una mancanza di empatia e compassione, un non riconoscimento delle emozioni altrui e la tendenza alla de-responsabilizzazione per i propri gesti.”
·        “Sono numerosi i casi di vittime che si rivolgono ad uno psicologo o comunque ad un adulto? Se no, da dove nasce la paura di raccontare le proprie esperienze subite?”
“Nella mia pratica clinica non ho mai incontrato una persona che sia venuta a chiedere aiuto per lo specifico problema, spesso però nella storia dei pazienti si può riscontrare la presenza di fenomeni di violenza o atti di bullismo subiti o agiti. Non è semplice rivolgersi a qualcuno e chiedere aiuto; ci si può sentire in colpa o provare vergogna e si preferisce non dire a nessuno ciò che ci fa stare così male.”

·         “Se si assiste ad una scena di bullismo, come ci se deve comportare? È preferibile cercare di far ragionare il bullo o riferire immediatamente l'accaduto ad un adulto?”
“Assistere ad una scena di violenza verso qualcuno può comportare una nostra responsabilità se non agiamo. Affrontare il bullo può essere una strategia se siamo preparati a relazionarci in situazioni critiche; è preferibile chiamare un adulto nel momento dell'aggressione e prestare soccorso e conforto alla vittima. L'adulto deve provare ad accogliere anche i vissuti del bullo che, non dimentichiamo, è una persona sofferente.”

Flora Burato