Intervista ad Angelo Marenzana

Ho avuto occasione di conoscere lo scrittore Angelo Marenzana tramite il concorso letterario “Ciò che la nebbia nasconde” nel quale faceva parte della giuria.  L’ho contattato per un’intervista nel contesto della presentazione a Librinpista del suo romanzo “Alle spalle del cielo”. Vuole parlarci del suo ultimo libro? “Alle spalle del cielo” è un’immagine di qualcosa che si nasconde. Sono i bombardieri che per la prima volta il 30 aprile 1944, domenica dell'Ascensione, a mezzogiorno, hanno colpito Alessandria. Credo che sia stato uno dei momenti della storia più tragici per la città, insieme all’assedio del Barbarossa e alla peste. Quindi, da scrittore di gialli, ho pensato che per raccontare questo contesto, l’emozione e la paura fosse necessaria una trama che facesse da collante. La struttura non è complessa: un morto, un secondo morto, un’indagine, una falsa pista e la soluzione. L’obiettivo primo era ricostruire i sentimenti delle persone che vivevano tutto questo. La storia di allora ci racconta che una prima avvisaglia era sempre quella di Pippo, un velivolo da combattimento che passava, lasciando solo uno strascico della sua presenza come a voler creare uno stato di ansia.  Come si è avvicinato alla scrittura di romanzi gialli? Mi sono avvicinato prima di tutto alla lettura, negli anni del liceo, grazie a Pirandello, Verga, Vittorini e Pratolini, che portavano nelle loro narrazioni il mondo popolare. Poi sono stato colpito da “Lo straniero” di Albert Camus. Credo che questo romanzo per struttura, per intensità di narrazione, per atmosfere e per
alcuni elementi della trama sia il capostipite di un filone noir europeo. Ho poi conosciuto Maupassant, Simenon, Leo Malet e Jean Claude Izzo. Ha consultato fonti storiche per la stesura del suo romanzo? No. Ci tengo a precisare che sono un narratore, non uno storico. Sono una persona che è nata e vissuta qui, ha lasciato questa città per 20 anni per lavoro e poi ci è tornata. Quando ho cominciato a scrivere questa storia, mi sono limitato ad aprire uno “scrigno di ricordi”. Da piccolo abitavo in una casa di cortile nel centro storico, le persone alla sera si incontravano e si parlava degli avvenimenti della guerra ancora recente, per me è stato inevitabile ascoltare. Mi sono limitato a verificare alcuni fatti e date per essere il più preciso possibile. Secondo lei, qual è il rapporto degli alessandrini di oggi con la lettura? So che i miei due romanzi qui ad Alessandria hanno avuto un discreto successo. Quindi credo che ci sia la voglia di approfondire la conoscenza di questo periodo storico. Per quanto riguarda la partecipazione a eventi letterari siamo vicini allo zero. Le presentazioni sono una scommessa, a volte molto misere e alla fine non attirano le persone. Nella maggior parte dei casi sono chiacchierate con un gruppo di amici. Ad Alessandria c’è una forte voglia di scrivere noir, forse per l'elemento della nebbia che di per sé emana inquietudine. 
Ilaria Remotti