Il VANGELO secondo FABER

“Quanti sono gli evangelisti?”- chiese una volta un cardinale al sacerdote genovese Don Andrea Gallo- “Quattro: Matteo, Marco, Luca, Giovanni. Però Eminenza io ho un quinto vangelo, un vangelo che respira nelle strade, che pone gli ultimi al primo posto, un vangelo pacifista, antifascista e a tratti anarchico, un vangelo che insegna a vivere, e questo è il vangelo secondo De Andrè”- rispose don Gallo. Fabrizio de Andrè, cantautore (o poeta) italiano di massimo rilievo scomparso quasi 19 anni fa, ha lasciato un'importante eredità attraverso le sue canzoni (o poesie). Egli, anarchico dichiarato, cantò per oltre 40 anni le prostitute, i tossici, i condannati a morte, e tutti coloro che rifiutano l'omologazione e le etichette. Ci ha insegnato a non disdegnare gli emarginati e i diversi, perché “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. Inoltre propose una sua versione del Vangelo, in cui gli ultimi sono i primi e in cui Dio è raccontato come uomo. Il disco che verte maggiormente intorno a questa tematica è “La buona novella”, datato 1969, che presentò così: “Questo disco ha un taglio molto laico dove i personaggi del Vangelo perdono un poco di sacralità, ma a vantaggio di una loro maggiore e migliore umanizzazione”. Per comporre questo album De Andrè prese ispirazione dai Vangeli apocrifi (o almeno così definiti dalla Chiesa Cattolica). Nel disco viene inizialmente raccontata la storia di Maria che viene condotta al tempio all'età di quattro anni, espulsa all'età di dodici poiché “la sua verginità si tingeva di rosso” e data in sposa a Giuseppe, il quale dopo essere tornato da un viaggio la trova in stato interessante e le chiede spiegazioni, Maria allora le racconta del sogno che ha fatto dove un angelo le annuncia che aspetta un bambino, che “chiameranno figlio di Dio”. Molti anni dopo, Maria vede un falegname che sta fabbricando tre croci, “due per chi disertò per rubare, la più grande per chi guerra insegnò a disertare”. La scena si sposta su Gesù che, condannato a morte, sale verso il Golgota incontrando gli sguardi dei padri dei figli trucidati da Erode, delle donne “schiave da prima di Abramo” e dei poveri, degli ultimi, tenuti d'occhio dal potere che, “vestito d'umana sembianza”, pensando di aver eliminato un sobillatore, cerca di prevedere le mosse dei possibili ribelli. Cristo viene crocefisso assieme a due ladroni, Dimaco e Tito, il quale confuta uno ad uno i dieci comandamenti accorgendosi di averne infranti molti senza provare mai dolore. Tuttavia, nel vedere morire colui che ha insegnato l'amore e la pietà, Tito è colto dal rimorso per il male causato e chiede perdono. De Andrè affrontò questa tematica anche in altri pezzi: Ne “Il pescatore” Faber canta il Vangelo metaforizzandolo. Il pescatore aiuta un assassino senza chiedersi chi sia e senza giudicarlo, e “senza guardarsi intorno versa il vino e spezza il pane per chi dice ho sete ho fame”. Poi l'assassino fugge e quando i gendarmi domandano al pescatore dove sia scappato egli non mente ma non dice neppure la verità, perchè “si era assopito all'ombra dell'ultimo sole”. Nel pezzo “Preghiera in gennaio”, dedicato al collega scomparso Luigi Tenco, Faber implora Dio di aver pietà per i suicidi, coloro che “all'odio e all'ignoranza preferirono la morte”, mentre canta l'aspetto completamente umano di Cristo in “Si chiamava Gesù”, e ancora in “Spiritual” si rivolge all'Onnipotente affermando che “se mi vorrai amare scendi dalle stelle e vienimi a cercare”. Nell'album ispirato all'”Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters del 1971 “Non al denaro non all'amore né al cielo”, è presente la canzone “Un blasfemo”. Faber canta la storia di un uomo ucciso da due guardie bigotte solo per aver affermato che Dio ingannò Adamo. De Andrè amplia il suo “Vangelo” con l'ultimo album del 1996: “Anime Salve”. Esso è un disco completamente dedicato agli ultimi: trans, Rom,folli, prostitute, spiriti solitari. In “Smisurata preghiera” Faber dice: “Ricorda Signore questi servi disobbedienti alle leggi del branco, non dimenticare il loro volto che dopo tanto sbandare è appena giusto che la fortuna li aiuti, come un dovere”.  Egli impartisce addirittura un ordine a Dio, dedicando il pezzo a chi, come egli stesso del resto, viaggia “in direzione ostinata e contraria”. In ogni cosa Faber ha sempre cercato di cogliere l'essenza più profonda frantumando ogni apparenza e senza il timore di contraddirsi. Ovunque egli sia ora si rivolgerebbe a Dio con queste parole: “Ascolta la sua voce che ormai canta nel vento, Dio di misericordia vedrai sarai contento”.                                                                                                                             Riccardo Maggi