España o Catalunya: sempre uniti da giallo e rosso.

Nota a tutti è la situazione politica che sta vivendo la Spagna in questi ultimi mesi. Violenza, scioperi, occupazione, proteste sono ormai all’ordine del giorno a Barcellona, capoluogo della comunità autonoma della Catalogna e prima città spagnola per arte, vivi colori e accoglienza, che, però, negli ultimi giorni è diventata anche sede della protesta sollevata dagli indipendentisti catalani. Questi ultimi, che custodiscono preziosamente una cultura e una lingua propria, sono in forte contrapposizione al governo e allo Stato Spagnolo e ciò accresce giorno per giorno la frattura creatasi tra Madrid e Barcellona, tra popolo spagnolo e popolo catalano. Questo distacco si basa su opinioni, concezioni e idee diverse che portano instabilità politica e sociale, la quale si riflette sui cittadini stessi. Riportiamo, di seguito, il pensiero di alcuni di essi.  Secondo il parere ed il giudizio delle tre professoresse di lingua spagnola del nostro Liceo Linguistico, questa indipendenza risulterebbe sbagliata e inutile e dannosa in quanto comporterebbe una rottura dell’unita politica e sociale dello Stato Spagnolo ed il possibile ritorno ad una guerra civile.  “Questa  non è un’indipendenza trasparente, ma è illegale e forzata. L’indipendentismo tipico dei Catalani è simbolo di fanatismo e nazionalismo, e ciò potrebbe portare ad una guerra tra madre patria e comunità. Non è questa l’epoca della globalizzazione, dell’annullamento delle frontiere? Perché, quindi, crearne di nuove? La Spagna funziona bene perché è unita e l’indipendenza non creerebbe altro che odio, rancore e soprattutto divisione all’interno di uno Stato che ha passato secoli di guerre e dittature devastanti e che con impegno e fatica è riuscito ad arrivare a quella democrazia che lega le 17 comunità autonome. La Spagna è uno stato unificato e tale dovrà rimanere per sempre.”  Non la pensano esattamente così invece i ragazzi Catalani che hanno partecipato allo scambio interculturale con alcune classi del Linguistico lo scorso anno scolastico.  “Vi ricordate quando siete venuti qui ad aprile? Avevate l’abitudine di chiamarci ‘spagnoli’ e noi tutte le volte vi dicevamo che in realtà non era affatto così: noi siamo Catalani e abitiamo in Catalogna. Questo perché noi non ci siamo mai sentiti spagnoli, il nostro cuore è solamente catalano, appartiene interamente a quello che oggi per noi è uno stato: la Catalogna.”  I ragazzi intervistati hanno 17 anni e abitano a Vic, una città poco distante da Barcellona. Loro sono favorevoli all’indipendenza della Catalogna dalla Spagna, poiché sostengono che il governo di Madrid ‘sfrutti’ economicamente la loro regione.  “La Catalogna” aggiungono “ è sempre stata la regione più ricca e Madrid se ne sta approfittando: le tasse da noi, sono tre volte più alte di quelle imposte nelle altre regioni. Per questo vogliamo l’indipenden
za! Abbiamo provato a tenere una conversazione con Madrid, a dialogare, ma Mariano Rajoy, presidente del governo spagnolo, non ne vuole proprio sentir parlare. In ogni caso, questo ottobre è stato realizzato qui in Catalogna un referendum e Madrid non era d’accordo, ma il nostro presidente, Carles Puigdemont, ci ha comunque invitato a votare, proprio perché votare equivale ad esprimere il diritto scegliere il nostro (e non solo nostro) destino. Per il governo spagnolo questo referendum è illegale, dunque non ha nessuna rilevanza, invece per noi ha un valore immenso: per la prima volta abbiamo avuto l’opportunità di decidere il nostro futuro e quello del nostro STATO. La risposta di Madrid è stata quella di inviare la guardia civile, generando solo più violenza di quanta già non ce ne fosse tra i due stati. Il Governo di Madrid sta già parlando di una legge, con la quale la Spagna ci toglierebbe il diritto di avere nostre forze di sicurezza, di parlare e insegnare la nostra lingua. Non tutti i Catalani vogliono l’indipendenza: alcune persone, soprattutto quelle che vivono a Barcellona, preferirebbero rimanere a far parte dello stato Spagnolo, proprio perché questa città è sempre stata considerata da tutto il mondo come la seconda capitale della Spagna, moltissimi sono i turisti che ogni anno la visitano e affermano di essere stati in Spagna. Purtroppo è cosi e, a mio avviso lo sarà per sempre, ma per noi, Barcellona non fa parte della Spagna: Barcellona è la capitale della Catalogna, del nostro stato. Anche se un giorno dovesse essere dichiarata l’indipendenza, non dimenticheremo mai di aver fatto parte della Spagna e ciò lo dimostra la nostra bandiera: il giallo e il rosso continueranno ad essere i colori predominanti, proprio come nella bandiera Spagnola.” Chiara 

Favaro e Lucrezia Caravaggio