E -Sport alle Olimpiadi: quando il gioco si fa serio

I videogiochi possono essere considerati sport?
E’questa la domanda che in molti si stanno ponendo dopo la dichiarazione del Comitato Olimpico Internazionale successiva all’incontro di Losanna del 28 ottobre: “Gli e-sport competitivi possono essere considerati una disciplina sportiva e i giocatori coinvolti si allenano con una intensità paragonabile a quella degli atleti delle discipline tradizionali”
Quello degli E-Sport è un fenomeno in crescita soprattutto nell’Europa dell’Est e nei paesi orientali, in particolare tra i giovani. Si tratta di competizioni diverse da quelle classiche, alle quali noi tutti siamo abituati, ma che mostrano più di un punto in comune con esse: sono infatti tornei di videogiochi in cui i giocatori si sfidano tra loro, spesso anche in squadre, per portare a casa titoli e ricchi premi in denaro.
Gli atleti in questione sono veri e propri professionisti che devono allenarsi duramente e studiare a fondo le regole, i trucchi e le strategie del videogioco da loro scelto, per essere in grado di competere a livello nazionale o addirittura mondiale.  Negli ultimi anni, il fenomeno è cresciuto così tanto in vari paesi da spingere molte emittenti TV a trasmettere i tornei, disputati, fra l'altro, in apposite arene. I videogiochi definiti “competitivi” coprono solo una minima fetta dell’enorme mercato video- ludico, ma presentano comunque una certa varietà: giochi di lotta uno contro uno (“picchiaduro”), giochi di tattica a
squadre (strategici e simulatori di guerra) e simulatori di guida sono i generi più gettonati per queste vere e proprie gare di abilità. Nonostante non ci sia accordo sul paragonare, per esempio, un calciatore a un videogiocatore professionista, alcuni professori di educazione fisica del nostro istituto si sono dimostrati favorevoli alla novità. “Secondo me” - esordisce uno di questi “è un’iniziativa valida. Penso infatti che, proprio come uno sport, i videogiochi richiedano una buona dose di riflessi e coordinazione mano-occhio, stimolando il giocatore a livello neuro -motorio. Lo sport, infatti, non è solo ‘parte fisica’: anche il tiro al piattello è considerato sport!”. Altri invece non sono dello stesso avviso: ad esempio, una studentessa alessandrina che studia Scienze Motorie a Pavia,e che vuol rimanere anonima, afferma: “Non ha senso definire i videogiochi sport, così come non ha senso definire tali gli scacchi: nessuno dei due mette in evidenza una qualche capacità fisica da parte del praticante”. Quale potrebbe essere la soluzione? Affiancare i due mondi o creare un evento parallelo sulla falsariga delle Paraolimpiadi?

Alessandro Cavanna